La mosca olearia

La mosca dell’olivo o mosca olearia, detta anche Bactrocera oleae, è una specie di mosca molto temibile che prolifera tra la fine della stagione estiva e l’inizio dell’autunno, in particolar modo nel mese di settembre, quando le temperature non sono più afose come in piena estate ma si mantengono ancora piuttosto calde, oscillando tra i 23 e i 27 °C. Chi coltiva le olive teme molto l’azione di questo tipo di insetto perché la sua puntura sui frutti li danneggia sia dal punto di vista olfattivo che dal punto di vista qualitativo e rappresenta una delle più temibili malattie dell’olivo.

In sostanza le larve della mosca olearia scavano delle gallerie all’interno delle olive per cibarsi della polpa, e così facendo non solo alterano il sapore del frutto, ma anche, di conseguenza, quello dell’olio che verrà eventualmente prodotto con quelle olive; le olive infestate dalla Bactrocera oleae, infatti, producono un olio scarso, di qualità molto scadente.

Il miglior rimedio contro la mosca delle olive è dato dalla prevenzione. Per evitare che questo insetto attacchi il proprio raccolto, danneggiandolo in maniera irreversibile, occorre monitorare attentamente l’uliveto e cercare di capire dove sono presenti le mosche, e in che quantità. Così facendo, al momento di effettuare il trattamento di disinfestazione si potrà agire in maniera mirata e dunque realmente efficace. Ma quali sono i primi segnali d’allarme, ovvero le primissime tracce del fatto che la mosca delle olive non solo è presente nel proprio uliveto in maniera alquanto massiccia, ma è già entrata in azione? I primi segni dell’attività della Bactrocera oleae si possono notare non appena compaiono i frutti. In questa occasione, infatti, dando un’occhiata alle olive appena maturate si possono notare dei piccoli puntini neri. Se non si interviene in maniera tempestiva, tali puntini si allargano progressivamente fino a interessare l’intera superficie dell’oliva, che a questo punto è completamente persa e cade dall’albero. L’attività della mosca olearia non va mai sottovalutata ed è bene intervenire sin da subito, ovvero quando si nota solo qualche puntino nero qua e là. In caso contrario, l’intero raccolto potrebbe risultare compromesso, con le olive secche e piene di vermi (ossia le larve della suddetta mosca olearia).

Le femmine della Bactrocera oleae, infatti, depongono le loro uova sotto la superficie delle olive, dando così origine a una popolazione di larve che in pochissime settimane (ne bastano tre o quattro) scavano in profondità il frutto, nutrendosi della sua polpa e diventando in breve mosche adulte pronte a divorare altri frutti. Qualora le olive non fossero così compromesse da cadere, e si riuscisse comunque a produrre una modesta quantità di olio, questo sarà di qualità pessima, poiché vedrebbe alterati i principali parametri analitici e sensoriali di valutazione dell’olio. Gli strumenti e le trappole per lottare contro questo parassita si differenziano a seconda se il tipo di coltivazione dell’uliveto in questione è tradizionale, dunque ammette l’uso di pesticidi e disinfestanti di derivazione chimica, o biologico. Nel primo caso la soluzione ideale è rappresentata dai classici insetticidi citotropici, nel secondo caso, invece, si adotteranno esche avvelenate o pesticidi bio.

Lascia un commento